La storia di Anna del pianeta Errat

Questo racconto è inserito nella nuova raccolta dei Racconti della Buonanotte.

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In una galassia lontana lontana, c’era un piccolo pianeta che si chiamava Errat.

Su questo pianeta viveva un popolo che aveva un grande problema.

Infatti, dopo secoli e secoli di sviluppo tecnologico, avevano quasi completamente esaurito tutte le risorse naturali e creato un inquinamento insostenibile.

La vita era scomparsa quasi del tutto dai mari, dai fiumi e dai laghi, così come i campi, i boschi e le grandi foreste erano diventati deserti in cui gli ultimi animali cercavano disperatamente di sopravvivere.

L’aria era diventata talmente irrespirabile che gli abitanti di Errat avevano spostato le loro città sotto terra, anche per evitare che la luce del loro sole provocasse ulteriori problemi. L’inquinamento che avevano prodotto, infatti, aveva ridotto l’atmosfera sempre più in basso ed era incapace, ormai, di schermare Errat ed i suoi abitanti dalla violenza delle radiazioni cosmiche.

La situazione si era fatta sempre più grave, tanto che, ad un certo punto, il gran consiglio degli abitanti di Errat approvò una decisione senza precedenti.

Ogni bambino o bambina che nasceva sarebbe stato messo a bordo di in una potente astronave ed inviato nello spazio a cercare una nuova terra in cui vivere.

Il computer di bordo avrebbe pensato a nutrirlo, a proteggerlo da ogni possibile pericolo e, man mano che il piccolo cresceva all’interno dell’astronave, gli avrebbe anche insegnato a camminare, a parlare ed a conoscere la storia del pianeta e del popolo di Errat.

Insomma, erano davvero senza altre soluzioni che sperare che i nuovi nati trovassero un pianeta ospitale, in grado di garantire loro le risorse e l’ambiente che gli abitanti di Errat avevano distrutto, giorno dopo giorno.

In una di queste nuove astronavi, un giorno, venne imbarcata una bambina di nome Anna.

Anche lei trascorse tutta la sua infanzia viaggiando nello spazio, aiutata da Seneka, il computer di bordo. Con il passare del tempo, infatti, Seneka insegnò ad Anna a camminare, a parlare e fu anche il suo primo ed unico insegnante. Ma tutto questo impegno non gli impediva di continuare a controllare tutti i pianeti che la loro astronave avvicinava, nella speranza di riuscire a trovare quello giusto, prima o poi.

E quel momento arrivò quando ormai Anna aveva compiuto 16 anni erratiani, che poi valgono quasi quanto i nostri.

Mentre stava ancora dormendo, Seneka la svegliò facendo suonare l’allarme che segnalava la presenza di un pianeta favorevole!

Anna aprì lo sportello del lettino in cui riposava e corse al quadro di comando tutta agitata.

“Che succede, Seneka?”- chiese preoccupata al computer. “Anna, ho individuato un pianeta che potrebbe essere utile alla nostra missione. Fa parte di un sistema illuminato da una piccola stella e composto da nove pianeti. La maggior parte sono inospitali, ma ce n’è uno, il terzo per distanza dal suo sole, che secondo le mie analisi dovrebbe contenere forme di vita evolute”.

Anna rimase sorpresa da quella frase. Erano 16 anni che aspettava di sentirla dal computer di bordo, ma ora che quella attesa era finita era tanto sorpresa da restare a bocca aperta.

Dopo avere accettato l’idea, tornò alla realtà e ordinò a Seneka: “Bene! Allora trova un punto di atterraggio favorevole, così potremo verificare come stanno le cose…”.

Così, dopo un paio di giorni di navigazione nello spazio, si arrivò al gran momento.

Seneka aveva individuato l’area di atterraggio tra quelli che sembravano essere un lago ed una foresta e condusse dolcemente l’astronave a posarsi sul suolo del pianeta sconosciuto.

“Analisi dell’atmosfera completata, Anna” – disse dopo qualche secondo il computer di bordo. “L’aria è respirabile. Contiene molti dei veleni che hanno ucciso l’atmosfera di Errat, ma in quantità molto inferiore. Potrebbe funzionare, Anna…”, continuò Seneka e la sua voce artificiale trasmetteva una miscela di speranza e di perplessità.

Per ogni evenienza, comunque, Anna si mise il casco della tuta da sbarco, pronta ad assaggiare a piccole quantità l’aria del nuovo pianeta.

Scesa dalla sua astronave, la ragazza si guardò intorno; era giorno, la luce della stella che illuminava quel sistema planetario brillava riflettendosi nell’acqua del lago, scaldando l’aria a valori ottimali anche per Anna, secondo le analisi di Seneka. Lei prese coraggio ed aprì una prima volta la bocchetta dell’aria, per provare a respirare l’atmosfera esterna. Dopo tre o quattro tentativi ebbe la conferma e si decise a togliere il casco dalla testa.

Lo svitò lentamente ed intanto prese un respiro profondo; per la prima volta, da quando era nata, poteva respirare dell’aria naturale!

A quel punto prese fiducia ed iniziò ad esplorare il terreno intorno all’astronave, mentre Seneka controllava la situazione con le sue telecamere. Anna si avvicinò all’acqua del lago e decise di togliersi i guanti per provare a toccarla; per lei era tutto nuovo, un’esperienza incredibile! “Anna! Attenta! Alle tue spalle!..” le urlò il computer in cuffia. Anna si girò e vide avvicinarsi un essere dalle sembianze praticamente identiche alle sue, ma era un po’ più alto ed aveva dei capelli anche sulla faccia. “Buongiorno!” – esclamò l’essere – “finalmente siete venuti a prendere i campioni delle acque del lago! Era ora!”, urlò guardando Anna con un’espressione imbronciata. Sembrava un po’ aggressivo ma Anna sentì di potersi fidare ed evitò di imbracciare subito la sua arma personale. Nel corso della navigazione nello spazio, Seneka aveva insegnato ad Anna una tecnica molto sofisticata per capire e parlare quasi immediatamente qualsiasi linguaggio avesse incontrato nel suo lungo viaggio siderale. Fu così che Anna si rivolse allo straniero: “Io mi chiamo Anna e vengo in pace dal pianeta Errat. Non ho nessun motivo di prendere l’acqua del lago”, disse cercando di sorridere allo sconosciuto.

“Certo! E io sono Topolino!”, disse guardando Anna con maggiore sospetto ed aggressività. “Piacere, Topolino! – rispose Anna – sono molto felice di conoscerti. Sei il primo essere biologico con cui parlo da quando sono nata”. A quella frase lo sconosciuto ebbe un sussulto. O quella ragazza era completamente pazza oppure c’era qualcosa che non quadrava, in tutta quella situazione. “Ecco – continuò ancora Anna – là, dietro quegli alberi puoi vedere la mia astronave…” – “O Cielo! – esclamò lo sconosciuto – non ci posso credere! Arrivi davvero da un altro pianeta? E con tanti mondi dovevi venire proprio sulla Terra, che ormai sta per essere definitivamente distrutta da noi uomini ?”.

Anna rimase sorpresa da quella affermazione. “A proposito, io non mi chiamo Topolino; sono Jimmy, la guardia forestale di questo parco” – disse allargando le braccia ed indicando tutta la natura che li circondava.

A quel punto, Anna iniziò a raccontare a Jimmy la storia di Errat ed il perché del suo lungo viaggio nello spazio.

“Beh, Anna – disse Jimmy – mi dispiace doverlo dire, ma con tanti pianeti sparsi nell’universo sei arrivata sull’unico che sta seguendo esattamente il vostro stesso percorso. Anche l’uomo sta distruggendo tutto; questo lago, un tempo, era ricco di pesci ed era un bacino d’acqua pulita e cristallina. Oggi, invece, è stato inquinato da industrie senza scrupoli e sta rapidamente morendo. Per questo motivo ti ho chiesto se eri venuta a prelevare l’acqua per le analisi. Vestita così – disse indicando la tuta spaziale – credevo che fossi del ministero dell’ambiente!”.

“Dobbiamo fare qualcosa subito! – esclamò Anna – non è possibile che anche voi vi ritroviate nella nostra stessa situazione. Parlerò ai vostri saggi e loro troveranno il modo di correggere la strada prima che vi porti all’autodistruzione, come su Errat!”.

Jimmy guardò Anna con un’espressione che ancora una volta racchiudeva due sensazioni contrapposte: ammirazione e disillusione. “Ci abbiamo provato in tutti i modi, credimi. Ma questo mondo è ancora troppo diviso e ci sono troppi interessi che bloccano ogni tentativo di fare ragionare i nostri governanti… non credo sia ancora possibile” – disse Jimmy, questa volta con un’unica espressione, di amarezza. Una lacrima gli scese sulla guancia mentre guardava il grande specchio d’acqua davanti a loro.

I bambini del mondoAnna rimase per un po’ in silenzio, pensando a quello che Jimmy le aveva raccontato sulla situazione critica che viveva la Terra, poi si voltò verso di lui e gli disse: “Ascolta, Jimmy. Io ho viaggiato nello spazio fin dalla mia nascita, sempre sola, con l’unica compagnia del computer di bordo. Se davvero anche qui non si vuole trovare una soluzione prima che sia troppo tardi, parti con me. In due ci terremo compagnia, mi farai conoscere la storia del tuo pianeta e, quando troveremo il pianeta giusto, potremo… creare una nuova comunità, che sappia evitare di fare gli stessi errori che hanno fatto i nostri antenati! – disse arrossendo un po’.

Jimmy la guardò negli occhi per alcuni secondi, riflettendo sulle parole che aveva appena ascoltato da Anna. “Sai che ti dico? Sono anni che lotto contro chi vuole uccidere la natura e la possibilità di offrire un ambiente sano al nostro futuro e non è cambiato nulla. Sarà egoista, ma io parto con te! Questa gente, d’altra parte, sì che è troppo egoista! Per avere sempre un’auto nuova, potersi rinfrescare con un condizionatore in ogni stanza e mangiare un hamburger tutti i giorni, sta distruggendo il futuro dei propri figli…”.

Così, Jimmy tornò per un’ultima volta alla sua casetta nel parco. Prese qualche libro, una mezza dozzina dei suoi CD preferiti e delle foto dei suoi amici e della sua famiglia; mise tutto nel suo zaino e tornò da Anna.

Dopo qualche momento di preparazione, l’astronave decollò puntando rapidamente verso il cielo che stava salutando l’arrivo della sera. Jimmy guardò la Terra per un’ultima volta dai monitor dell’astronave e poi si voltò verso Anna e le prese la mano: avevano un lungo viaggio davanti a loro.

Infatti, navigarono nello spazio ancora dodici anni, mentre Seneka cercava con i suoi sensori il pianeta giusto. Ma, alla fine, lo trovò!

Anche questo era un pianeta simile alla Terra ed a Errat, ma l’aria era fresca e pura, così come l’acqua del mare e dei torrenti e ad Anna e Jimmy non sembrò vero di avere trovato quel paradiso. C’erano moltissimi animali, ma ancora non si era sviluppata una civiltà umana. Così decisero di restare su quel pianeta, che chiamarono Futuro, per creare la loro nuova famiglia. I loro figli non avrebbero avuto bisogno di crescere su un’astronave per vivere in un mondo sano.

E vissero a lungo, felici e contenti.